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Today was one of those heartbreakingly incredibly beautiful days. Impossibly blue sky, green parks and green green trees, a perfect almost too hot temperature kept at bay by a perfect-strength breeze. Seriously, it was enough to make you cry. I went out to get my daughter from school then cycled all along the river and up to the centre of town. Went to library and then had a Starbucks and a marshmallow lollipop (well, my daughter did). I still had to achieve one thing though: I had to get the next Song of Ice and Fire instalment, A Dance with Dragons . So, I did something I hadn’t done in a long long time: I entered a bookstore. Bookstores used to be the places I steered clear of as much as possible, because if I entered them I was likely to spend all the money I didn’t have (usually around 90 pounds at least). I would normally go into second-hand bookstores, they were somewhat less dangerous, but on occasion, especially when I lived in London, I would enter a new-books bookstore. Big or small it didn’t matter. While I was in there I thought you kindle people are nuts: ok it’s handy and all, but how does downloading some electronic format compare to browsing among the smells and colours and mood and magic and quiet people browsing of a bookstore? How does downloading something specific compare with walking in there and getting lost in names and covers and picking up something that caught your eye, or seeing the incredibly beautiful new editions of classic stories? I felt like I was going to cry, again, for the beauty of it. I also deliberately went in there because of something a bookstore posted on their window and then went around the internet: a bookstore pays tax in the UK, Amazon doesn’t (or very little). I left spending “only” 38 pounds. But it was worth every penny. Buy your books in a bookstore, it’s completely worth it. Keep them alive. |
Oggi è stata una di quelle giornate che ti spezzano il cuore da quanto sono incredibilmente belle. Cielo impossibilmente azzurro, alberi verdi verdi, una temperatura perfetta quasi quasi troppo calda ma tenuta a bada da una brezza di forza perfetta. Davvero, era abbastanza da farti piangere. Sono andata a prendere mia figlia a scuola poi in bici siamo andate lungo il fiume e fino al centro città. Passate da biblioteca e poi ci siamo fatte uno Starbucks e un lecca lecca di marshmallow (per lei). Dovevo ancora ottenere una cosa però: il prossimo libro della saga di Song of Ice and Fire, A Dance with Dragons . Quindi, ho fatto una cosa che non avevo fatto in tanto tanto tempo: sono entrata in una libreria. Le libreria erano quel posto che evitavo il più possibile, perché quando ci entravo era facile che spendessi tutti i soldi che non avevo ( di solito almeno 90 sterline). Cercavo di privilegiare le libreria di libri usati, che erano in qualche modo meno pericolose, ma, occasionalmente, soprattutto quando vivevo a Londra, entravo in una libreria di libri nuovi. Grande o piccola non importava. Mentre ero lì dentro pensavo voi del Kindle siete matti: ok capisco che è comodo ma come si può paragonare lo scaricare un formato digitale al curiosare tra gli odori e i colori e le sensazioni e la magia e le perosne silenziose che curiosano di una libreria? Come si può confrontare lo scaricare una cosa precisa con l’entrare là dentro e perdersi tra nomi e copertine e scegliere qualcosa che ti ha catturato l’attenzione, o vedere le nuove increidbilmente belle edizioni di vecchi classici? Pensavo di piangere, di nuovo, per quanta bellezza. Sono anche deliberatamente entrata lì per via di quello che aveva postato sulla propra finestra un’altra libreria, che poi ha girato internet: una libreria paga tasse in Inghilterra, Amazon no (o molto poco). Sono uscita spendendo “solo” 38 sterline. Ma è valso ogni penny. Comprate i vostri libri in una libreria, vale assolutamente la pena. Tenetela vive. |
When the wind settles/quando il vento cala
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I have decided to put an end to a very positive counselling experience. In the end there have been enough dawnings and epiphanies to last me a while, I think. The latest one is that perhaps yes, it’s time to stop striving. Those whom I could pick up on the way I’ve picked up, and those who will fall out of the carriage will fall out, or have fallen out. I am no longer travelling, I am still, for a while. There is no point in continuing to try and explain myself, explain life, explain love, explain reason and unreason. Those who could understand understood, and those who couldn’t well, they didn’t! It’s quite simple really.
More importantly: I can give up on me. Not in a bad way, but I can, at forty, start gathering up experiences and thoughts and say: this is me. For those of us who were into the 16 personality types thing, in the nineties, you can see how going from an ENFP (or a bloody romantic as some would say) to an INFP didn’t help much in finding my physical place. But my place kind of found me and is well determined to keep me here. Between kids going (very well) to school, friends, husband’s work and what have you, there isn’t much budging I’ll be doing for a while. When I think back to the absolute horror I felt when my Italian identity card, because of the divorce, was issued NOT valid for expatriation, and I didn’t have a passport… I still get a clenching feeling in my chest. Now, I have trouble travelling, booking flights, organizing timetables. The girl who used to jump from impossibly high cliffs and iron bridges is now afraid of heights, and the one who could walk out on you and storm off walking for miles and miles without stopping now has HMS and can’t walk more than half an hour without pain. It’s got to the point where it’s quite funny, and I feel like saying “OK, OK I GOT IT!”. So yes, I’m still, and must relax thoughts and dreams and especially stop looking elsewhere for bits and bobs to create perfection: I must accept imperfection and – dear oh dear – actually work at something. But just in case, I played the lottery today |
Ho deciso di porre fine ad un’esperienza di terapia molto positiva. All fine ci sono state abbastanza illuminazioni ed epifanie da tenermi occupata per un po’, io credo. L’ultima è che si, è ora di smettere di lottare. Quelli che ho tirato su per strada li ho tirati su, quelli che sono caduti o dovevano cadere dal carro sono caduti o cadranno. Non sono più in viaggio. Sono ferma, per un po’. Non c’è più ragione di provare a continuare a spiegarmi, spiegare la vita, spiegare l’amore, spiegare la ragione e la mancanza della stessa. Quelli che potevano capire hanno capito e quelli che non hanno potuto beh, non l’hanno fatto! E’ abbastanza semplice in realtà.
Ma più importante: posso abbandonare me. Non in maniera negativa, ma posso, a quarant’anni, iniziare a mettere insieme le esperienze ed i pensieri e dire: questa sono io. Per coloro come me che erano presi bene dalla cosa dei 16 tipi di personalità, negli ani 90, potete capire come il passaggio da un ENFP (o una dannata romantica come qualcuno direbbe) d un INFP non ha aiutato granché a trovare il mio posto fisico. Ma il mio posto in un certo senso ha trovato me, ed è molto determinato a tenermici. Tra i ragazzi che vanno (molto bene) a scuola, gli amici, il lavoro del marito e il resto, non avrò molto di che spostarmi per un po’. Quando ripenso all’assoluto orrore che ho provato quando la mia carta d’identità, per via del divorzio, mi era stata rinnovata NON VALIDA ALL’ESTERO, e non avevo un passaporto… sento ancora la morsa al petto. Ora, ho problemi a viaggiare, a prenotare voli, ad organizzare orari. La ragazza che un tempo saltava rocce altissime o ponti di ferro ora ha paura dell’altezza, e quella che poteva andarsene in un turbine di rabbia e andarsene a piedi per chilometri ha HMS e non può camminare più di mezz’ora senza provare dolore. Siamo arrivati al punto che fa ridere, e vorrei dire “OK OK HO CAPITO!”. Quindi si, sono ferma, e devo rilassare i pensieri e i sogni e soprattutto smettere di guardare altrove per quei pezzettini che insieme portano alla perfezione: devo accettare le imperfezioni e – oh mamma – dedicarmi seriamente a far funzionare le cose. Ma nel dubbio, oggi ho giocato alla Lotteria |
Breakfast at the Chemist’s/Colazione dal farmacista
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Pain is a curious thing. It is part of our everyday reality just as much as anything else. It is a component of love, of hatred, of hunger, of anything you can think of. Even joy can sometimes hurt. It is rarely a dominant factor though. When it is, we tend to not talk about it, to hide it, to curl up on ourselves, as they say? Maybe, I think mostly there is a restraint of talking to other people about it, because I suppose people don’t really know how to react to it, so we spare them and don’t talk too much about it. We say we have pain, and leave it at that. The second curious thing about pain is how sharp it makes you. How fast your thoughts go, how crystalline memories are. I am now befuddled by the painkillers, and despite still feeling pain, I am no longer sharp, and have forgotten what I was about to say concerning the second point. And so I am left with just useless, slightly crowded, perceptions of pain, present and past. |
Il dolore è una cosa curiosa. È parte della nostra realtà quotidiana proprio come qualsiasi altra cosa. È una componente dell’amore, dell’odio, della fame, di qualsiasi cosa possiamo concepire. Persino la gioia può alle volte fare male. Raramente è un fattore dominante, però. Quando lo è, tendiamo a non parlarne, a nasconderlo, a farci a palla forse, come dicono? Forse, ma penso che soprattutto siamo restii a parlarne ad altra gente, perché suppongo, la gente non sa bene come reagire, quindi evitiamo loro l’esperienza e non ne parliamo troppo. Diciamo che abbiamo dolore e la finiamo lì. Stamattina mi sono svegliata col dolore. Il mio seno destro brucia, e quasi come uno scherzo, perché ho avuto l’ardire di pensare come fossi contenta di aver finalmente una diagnosi per la mia condizione, che è HMS (Hypermobility syndrome, in italiano trovo solo questo ma non sembra preciso come l’inglese), il dolore lancinante da chiodo-da-legno-che-ti -attraversa-il-piede che fece la mia conoscenza in Yorkshire qualche anno fa e stette per mesi, distruggendo una delle due cose meravigliose che potevo fare in Yorkshire si è ripresentato. Conosco bene il dolore, ma c’è una peculiarità di esso che spesso dimentichiamo: il dolore ricorda il dolore. O forse dovrei dire che il dolore richiama il dolore Fisicamente, a volte, come nel caso del piede (ma quello potrebbe essere dovuto semplicemente al fatto di aver traslocato il computer e la scrivania di sotto, nonostante il male al seno, e il mio piede non ha gradito), il dolore forte richiama il dolore da altre occasioni. Avete mai avuto un aborto senza anestesia? Fa male. Avete un dolore nel vostro inventario che possiate assimilare a “come se ti stessero strappando le budella?” Io si. Inoltre, stamattina mi è sovvenuto del dolore, sia fisico che psicologico, di essere sistematicamente menati La sua esatta qualità,l sapore, i punti del corpo che pulsavano, e in quello specchio della psiche che è il cuore fisico, e lo stomaco. Non so come mai questa mattina il dolore avesse deciso di richiamare questi due in particolare. Potrei soffermarmici e capirlo ma non era quello il punto. Il punto era che il dolore richiama altro dolore, come un cuore spezzato è qualcosa che tutti possiamo ricordare e andare a ritrovare, e in qualche modo gestisci il nuovo dolore in maniera diversa. Sai che il dolore deve finire a un certo punto. Sai che questo dolore, per quanto doloroso, non è forte come quel dolore. Quindi sei in grado di fare di più di altri con lo stesso dolore, perchè ti viene ricordato che una volta c’è stato un dolore ancora più grande di quanto stai sentendo ora. Anche se l’eco del dolore passato in realtà ti rende ancora più esausta, puoi sopportare l’attuale dolore minore ma sei sempre più sconfitta. La cosa curiosa è che sembra che anche gli altri lo sappiano È come se portassi uno stigma, che dice esattamente quanto puoi sopportare, e ci si aspetta che tu riesca a sopportare quel livello senza richiedere troppo sollievo o conforto, e andare avanti Questo e’ un altro curioso effetto secondario di un passato di dolore, e si applica sia al dolore emotivo che a quello fisico Gli altri magari non se ne rendono conto, ma agiscono di conseguenza comunque. La seconda cosa curiosa del dolore è quanto ti rende allerta. Quanto viaggiano veloci i tuoi pensieri, quanto siano cristallini i tuoi ricordi. Ora inizio ad essere confusa dagli antidolorifici, e anche se ho ancora dolore, non sono più allerta, ed ho scordato quel che stavo per dire. E così rimango con inutili, vagamente ingombranti, percezioni di dolore, presente e passato. |
Safe.... or Savvy?
Reblogged from Paul Bernal's Blog:
What kind of an internet do we want for our kids? And, perhaps more importantly, what kind of kids do we want to bring up?
These questions have been coming up a lot for me over the last week or so. The primary trigger has been the reemergence of the idea, seemingly backed by David Cameron (perhaps to distract us from the local elections!), of comprehensive, …
Lost and found/Perso e ritrovato
| Tesla è tornata ieri notte, mentre aprivo la porta per far uscire Zoom il cagnone a fare la pipì. E’ entrata facendo massime fuse, e mi segue ovunque da allora, disperatamente cercando di riappropriarsi del nostro odore [odorava della casa di qualcun altro, Booklet (la sua sorellastra bianca) le soffia contro da stamattina].
Sono al settimo cielo. Quindi, avevo perso il telefono, ed è stato ritrovato. Stavo cercando di perdere un amico, ma, almeno finora, non ho avuto successo. Ho perso la gatta ma è tornata da me. Stamattina ero felicissima. Naturalmente, come citato da MakersDaughter: “The way to love anything is to realize that it might be lost.” ~ G.K. Chesterton Non avevo mai sentito parlare del Sig. Chesterton, e ci ho messo 9 anni a passare da un tipo di amore intellettuale, cerebrale, uno che mi lasciava sempre preparata a perdere quelli che ami, anche grazie ad una forte dose di cinismo e all’aver perso troppe persone, e animali, e luoghi, e vite che amavo, ad un amore esposto, intestinale. Un vecchio amico mi disse, dopo una notte di discussioni su quanto amassi tutto e tutti, e tutte le persone che avevo amato, mi disse che non mi ero mai innamorata. Mi ci volle qualche anno per comprendere, e per sentirlo. E qualche anno dopo quello, ad oggi, per vederlo. L’amore intellettuale è molto più sicuro. Quasi desidererei ancora di amare così. La costante paura sottostante del terribile, terribile dolore che seguirebbe dal perdere una qualsiasi delle persone che amo in questo modo “esposto”, è un dolore emotivo, quasi fisico, costante, che aspetta di colpirti. Il mio sforzo di non permettermi di provare quel tipo di amore, penso, mi ha portata a vivere con un dolore al petto negli ultimi mesi. Non so se rimarrà, non so se sia una cosa positiva, ma al momento mi sto sentendo enormemente grata per ciò che alla fine non sono riuscita a perdere. Vedremo come va. Nel frattempo, mi crogiolo nel calore delle fusa arrotolate sul letto a fianco a me. Grazie a tutti coloro che hanno inviato pensieri positivi per lei. |
Tesla returned last night, as I opened the door for Zoom to go out and have a wee. She purred in at full speed, has been following me ever since, trying to get my scent back on her [she smelt of someone else's house, Booklet (her white half-sister) has been hissing at her since morning].
I am overjoyed. So, I had lost the phone, and that was found. I was trying to lose a friend, but so far, not successfully. I lost my cat, she came back to me. I felt as happy as ever this morning. Of course, as quoted by MakersDaughter: “The way to love anything is to realize that it might be lost.” ~ G.K. Chesterton I had never heard of Mr Chesterton, and it took me 9 years to go from an intellectual, brainy kind of love, one that left me always prepared for losing those I loved, also owing to a very healthy dose of cynicism and having lost a few too many people and animals and places and lives I loved, to a love that is raw, exposed. An old friend told me, after a night of discussion about how much I loved everything and everybody, and all the people I had loved, he told me I had never been in love. It took me a few years more to understand, and feel it. And a few years after that, to this day, to see it. Intellectual love is so much safer. I still wish I still loved like that. The constant underlying fear of the terrible terrible pain that would follow losing any of those I love in a “raw” way, is a constant emotional, almost physical pain, waiting to strike. My effort to not let that kind of love through I think, has caused me to have a pain the chest for quite a few months now. I don’t know if it will stick, I don’t know if it’s a good thing, but right now I am feeling enormously grateful for what I haven’t succeeded in losing after all. We’ll see how it goes. In the meantime, I bask in the glow of the furrs and purrs curled up next to me on my bed. Thank you to all those who sent safe thoughts for her. |
Looking for Tesla/Cercando Tesla
| My precious Tesla has gone missing
She’s missing since 25th of April. Were she any other cat I wouldn’t be so worried but she’s the daftest, sweetest cat in the world. Today was day two of actively searching for Tesla. I am now very worried again and try not to think at all. |
La mia preziosa Tesla è sparita
Manca dalla mattina dle 25 Aprile. Fosse qualsiasi altra gatta non sarei già così preoccupata, ma lei è la gatta più scema e più dolce che ci sia. Oggi era il secondo giorno in cui ho attivamente cercato Tesla. Ora sono nuovamente molto preoccupata e cerco di non avere alcun pensiero. |





